(Fonte: napsmear, via pizzes)

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Bisognerebbe preoccuparsi quando una persona inizia a fare lo stesso effetto della musica.

Francesco Sidori (via francesco-sidori)

..quando una persona fa più effetto della musica.

(via esplodeilcuore)

(via scarsonthebody)

5soscake-bakery:

grunge-princessx:

i’m sorry but watch calum’s face

Forever reblogging this

(via isintomidella-felicita)

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25 maggio, il tuo primo messaggio. Non ci siamo conosciuti come fanno i grandi amori, ci siamo conosciuti come si conosco la maggior parte degli adolescenti adesso, dopo esserci riempiti di notifiche, ecco lì il tuo “Ciao :)” su facebook. Ricordo ancora cosa ho pensato leggendolo: finalmente. Era da un po’ che guardavo perennemente le tue foto, ho desiderato il tuo messaggio e finalmente era arrivato. Ci siamo scritti ogni giorno, sempre. Eravamo dolci, troppo a volte.
Io non amavo la dolcezza, ma tu me la facevi amare. I sorrisi che ho sfoggiato grazie a quei messaggi, li ricordo ancora. 31 maggio, siamo usciti per la prima volta. Dire che ero imbarazzata é poco. Non parlavo molto, tu invece avevi fiumi di parole che uscivano dalle tue labbra. Ricordo il tuo sorriso, credo fosse la prima cosa che ho amato di te. Ricordo anche le frasi che dicevi quando non sapevi che dire, “e tante cose belle”, “Il ché è meraviglioso”. Mi facevano ridere, come mi faceva ridere il nomignolo che usavi con tutti, “bestia”. Tu eri la mia Bestiolina, eri.
Dopo l’uscita dovevamo vederci alla festa, mi ricordo che mi chiamasti per sapere se c’ero ancora. Quando ci siamo trovati in pista, non ci siamo considerati molto. Ma più tardi, eccoci a ballare insieme. “Vieni con me a prendere qualcosa da bere?”, dissi di si. Ricordo la faccia della mia amica quando l’abbandonai per venire con te, rideva. Sapeva già tutto, sapeva come sarebbe andata a finire quella sera tra noi due.
Era passata la mezzanotte da un bel po’ ormai, era l’1 di giugno quando mi baciasti per la prima volta. In mezzo alla pista, tra tanti scalmanati, c’eravamo noi, abbracciarti, a baciarci.
Siamo usciti ogni giorno, da quel giorno. Eri la vittoria in una vita di sconfitte, per me. Eri l’arcobaleno dopo la tempesta. La felicità. Eri mio, ero tua, eravamo uno dell’altra. Amore, così decisi di chiamarlo. Il 3 giugno mi chiedesti “Vuoi essere mia, per sempre?”, facevi sempre il sicuro di te, quello mai timido. Ma io ricordo ancora come me lo chiedesti, sembravi un bambino, piccolo, indifeso, intimidito. Da me? Dall’amore, pensai. Mi dicevi che era la prima volta per te, che provavi quelle cose. E anche se ora siamo finiti, io ci credo ancora che era la prima volta. Una volta venisti alle 11 di sera sotto casa solo perché ti mancavo. E io scesi, nonostante le urla di mia madre. Mi mancavi anche tu, mi manchi anche adesso. Ricordo quando mi abbracciasti, non ti volevi più staccare. Dicevi “voglio stringerti per sempre”, dove sei ora?
Ricordo anche i tuoi “ti amo” nel bel mezzo di una conversazione, “perché ora me lo dici?”, ti chiedevo. “Non lo so, avevo bisogno di dirtelo”, dicevi. Erano autentici mi dicevi, perché non erano forzati, ti venivano dal cuore.
Ricordo quando persi la mia verginità con te, su quella panchina. Ricordo le risate di quel giorno, il giorno migliore della mia vita lo chiamai. “É una cosa seria e tu ridi”, mi dicesti. Ma ridevi, mi guardavi ridere e ridevi. Fu così, andò così. Due adolescenti innamorati che ridono, mentre fanno quello che fanno due adulti.
Passarono i giorni, e arrivò il giorno in cui litigammo. Mi lasciasti.
Ricordo che uscimmo lo stesso insieme, da soli. Piangevo, mi abbracciavi. Hai fatto di tutto per farmi ridere e ci riuscisti. Mi abbracciavi continuamente, mi dicesti “scrivimi”, ma non lo feci. Piansi, per due giorni, nella mia camera, da sola. Poi arrivò il tuo messaggio, ti mancavo. Mi mancavi anche tu, mi manchi. Ci vedemmo il giorno dopo, ci baciammo. Tornai a casa, felice. Ma non eravamo tornati insieme, non ancora. Non ci sentimmo per giorni. Poi ti scrissi, non era davvero significato niente quel bacio per te? Te lo chiesi, chiaro e tondo, “Provi ancora qualcosa per me?”. “Credi davvero sia così facile dimenticarti?”, dicesti. E ti amavo, mi amavi. Lunedì mi scrissi, non ce la facevo più. “Mi manchi” “Te lo stavo per dire anch’io…”
Ci vedemmo la mattina stessa.
Ricordo quella mattina.
Ultimo bacio, ultima volta che abbiamo fatto l’amore. E mi eri mancato da far schifo, finalmente ero tra le tue braccia.
Ma ora sto piangendo, mi manchi.
Non tornerai questa volta, non ci sarà un altro ultimo bacio, ultimo abbraccio.
Questa volta, mi mancherai per sempre.
E ti amo, nonostante la bile che sto ingoiando adesso.
E ti amerò, nonostante tu hai smesso di farlo.
Sei stato la cosa più bella che mi sia mai potuta capitare.
Amore, lo chiamai. Amore, lo chiamo ancora.

Messaggi che non ho mai inviato… E quanti ho ancora, che parlano di te. (via abbraccia-mi)